Latina, manifestazione per la morte Satnam Singh. Ci vado col cane: se lo lasciassi a casa starebbe da solo e abbaierebbe tutto il pomeriggio. Me lo attacco il guinzaglio al fondo dello zaino in modo da avere le mani libere per fotografare. Funziona bene: giro liberamente in mezzo alle persone e lui rimane tranquillo senza abbaiare o tirare. Unico problema è che mi sento un po’ una macchietta. Faccio finta di non esserlo.
Le condizioni delle luce sul campo non sono neanche facilissime: è ancora forte, ci sono poche zone in ombra, i volti dei manifestanti o i loro cartelli sono quasi sempre in controluce. Faccio quello che riesco ma dopo a casa confrontando le miei foto con quelle dei veri professionisti presenti, capisco la differenza tra chi sa usare il flash (loro) e chi neanche ce l’ha o saprebbe esattamente cosa farci (io).
Conosco bene Latina, i miei sono di qui, c’ho passato qualche estate dai nonni. Mi piace l’atmosfera di provincia, gli eucaliptus, il silenzio delle biciclette. Mi rimane sempre difficile capire come i nipoti di quelli, che come i miei nonni, sono scesi giù in mezzo alla malaria solo perchè se no l’alternativa era l’Abissinia, adesso trattano i braccianti come cani fino ad arrivare al grottesco dell’alzabandiera e del saluto al Duce.
La piazza è riempita per un terzo: prevalentemente braccianti indiani, uomini coi baffoni e turbanti multicolore, qualche loro signora, serissima, e sparuti gruppo della sinistra pontina (da sempre un mezzo ossimoro). Proprio in questa piazza mio padre all’età di diciott’anni vedeva gli amici del liceo. Settant’anni fa. Sono ricordi che sta tirando fuori per la prima volta proprio in questi giorni. Sono racconti senza melanconia o partecipazione e con la demenza confonde i nomi, aggiusta le cose e aggiunge cose del tutto assurde. Si potrebbe dire lo stesso per il discorsetto di circostanza che fa la delegata del comune: elaborazioni maldestre e preconcette, dette con una certa non curanza e poco senso dell’opportunità. Qualcuno la fischia. Sono pochi: è pur sempre una specie di commemorazione funebre e non è il caso. In definitiva la sfanga.
L’intervento di Hardeep Kaur, segretaria per Latina/Frosine della Flai Cgil, è quello più misurato.
Vedo anche la Boldrini ma non credo abbia parlato. Quando la fotografo mi guarda infastidita. Magari invece interpreto male ed è solo stranita da uno che vorrebbe fare il fotografo ma gira con un cane attaccato allo zaino.