Sant’Antonio Abate, il protettore degli animali domestici, è un santo importante. Egiziano del secondo secolo, asceta ed eremita, ha resistito alle tentazioni demoniache nel deserto ed ha donato il fuoco agli uomini dopo averlo rubato dagli inferi. Una specie di Prometeo che ce l’ha fatta: vittorioso e senza supplizio. Lui e il suo fido maialino, che lo accompagna sempre.
Le feste del Santo sono delle cerimonie notturne che si svolgono in quasi tutti i centri della valle dell’Aterno. Scandite dal passaggio di paese in paese del parroco della valle, prima vengono benedetti gli animali e subito dopo si accende il grande falò in piazza, in mezzo alle case. Sono manifestazioni partecipate, semplici e dal sapore ancestrale. Nei giorni più freddi dell’anno, la festa del Santo celebra l’inizio di un nuovo ciclo agricolo: il patto con gli animali, la vittoria della luce sulle tenebre, della domesticazione sulla brutalità.
Una cosa va dritto all’ipotalamo anche di uno come me che il pollo lo interfaccia solo al banco frigo sotto forma di fettine sceltissime.
Prima del fuoco di Tione passiamo a vedere quelli di Fontecchio e Santa Maria ma così arriviamo in piazza a Tione subito dopo la benedizione. Il fuoco è stato appena acceso ma è già alto. Anche se più piccolo, mi sembra più partecipato. Ci mettiamo intorno, mezzo ipnotizzati da fiamme e crepitio. Intanto c’è chi continua ad alimentarlo con legna e rami, in una dinamica di fascinazione e spavalderia che mi ricorda insieme “la notte sul monte calvo” e “l’apprendista stregone” di Fantasia.
Ieri era il fuoco quello da addomesticare e oggi è l’intelligenza artificiale? Bisogna saper mettere insieme il computer ed il pero selvatico, come dice bene Franco Arminio, sì ma come si fa?
Poi si mangia, si beve e si guardano le braci estinguersi. Lo faranno veramente solo il giorno dopo.
qui le foto che ho fatto quest’anno , la sequenza di inizio pagina l’ho fatta l’altr’anno da casa usando la Webcam della piazza.